di Mariuccia Ciotta
Il silenzio di Eluana ha messo a tacere d'improvviso, alle 20,10, il feroce accanimento del governo sul suo corpo inerme. È stata Eluana a porre fine alla scomposta arroganza del «padrone della vita» pronto ad edificare su di lei un potere senza più limiti.
Eluana ha sottratto se stessa, la sua presenza fantasmatica, all'aula del senato che ieri inscenava lo spettacolo della «corsa contro la morte», come se si dovesse fermare il boia. Mentre in gioco era la sua dignità di persona.
Il suo esodo ne avrebbe richiesto un altro, la rinuncia a continuare una partita cinica fatta in suo nome. E invece il silenzio è durato un solo minuto, poi la rissa, le urla della maggioranza, il grido «assassini, assassini». Il governo passa all'incasso, attacca il capo dello stato, l'opposizione, la magistratura. Berlusconi fa sapere «con profondo dolore» che gli hanno impedito di «salvare una vita». La macchina tritacarne non si ferma e il disegno di legge, che esproprierà ognuno dal diritto di difesa contro l'invasività della politica nella sua sfera più intima, andrà avanti. L'opposizione che si apprestava ad andare divisa al voto, adesso è travolta da un esecutivo che pretende «nella memoria di Eluana», «perché il suo sacrificio non sia vano», di finire il lavoro. Neanche il Vaticano tace, «Che il Signore li perdoni», dopo aver alimentato il tifo tra chi ama e non ama, sostenuto l'operazione più strumentale di questo governo, esercitato una pressione sfrontata sulle istituzioni.
Il duetto del Pdl, «Non è morta, è stata ammazzata», e del papa, «È stato un delitto», risuona come un coro stonato, colonna sonora indecente sulle lacrime di Beppino Englaro, il padre che dice soltanto «Ho fatto tutto da solo, voglio finire da solo». E in questa solitudine vorremmo trovare un posto, essere lì con chi ancora considera l'umanità qualcosa da preservare, e che è fatta di affetti e di relazioni.
Preferiamo stare con lui, senza parole, e lasciare che gli sciacalli si accaniscano su un corpo di ragazza che non c'è più, inutilmente ancora crudeli, vittime di se stessi, mentre lei ci consegna un'eredità che nessuno potrà dissipare, l'idea della vita degna di essere vissuta.
martedì 10 febbraio 2009
Sensazioni
Bellissime le tavole in cui una figura si allontana in un paesaggio di periferia con 7/8 di cielo, e quelle in cui Gipi impara a nuotare: in un mare sconfinato una figura appena abbozzata e una piccola didascalia in basso.
In quei pochissimi tratti c’è tutto il fluire del tempo, della vita, del riuscire a ‘starci dentro’ prima semplicemente restando a galla, poi avanzando:
Sto imparando a nuotare
Importante è sentire l’acqua che scorre
Non fare resistenza
L’acqua deve scorrere via
Armonici dovrebbero essere i movimenti delle braccia – di più –
E si deve stare calmi, quando si prende aria“Bravo. Ci sei quasi”
dal blog di arancioeblu
http://arancioeblu.splinder.com/
In quei pochissimi tratti c’è tutto il fluire del tempo, della vita, del riuscire a ‘starci dentro’ prima semplicemente restando a galla, poi avanzando:
Sto imparando a nuotare
Importante è sentire l’acqua che scorre
Non fare resistenza
L’acqua deve scorrere via
Armonici dovrebbero essere i movimenti delle braccia – di più –
E si deve stare calmi, quando si prende aria“Bravo. Ci sei quasi”
dal blog di arancioeblu
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venerdì 6 febbraio 2009
Quella riforma è un suicidio
Lo sbarramento alle europee avvantaggia solo Berlusconi. Ma per il Pd sarebbe una sciagura
di Edmondo Berselli
Si riaffaccia sulla scena politica il progetto di riforma della legge elettorale per il Parlamento europeo. Poi si inabissa, riappare, riscompare e si ripresenta. Se domani sparisce, dopodomani riapparirà. Strano: non c'è nessuna ragione strutturale, o 'sistemica', per riformare la legge. Non ci sono criteri di governabilità da rispettare. Al massimo si può pensare che fra sistemi elettorali in uno stesso paese dovrebbe esserci una somiglianza di fondo: ma è una ragione debole, soprattutto se invocata a quattro mesi di distanza dalla consultazione elettorale.Quindi, più che di scena politica in cui si ripresenta il fantasma della riforma, si dovrebbe parlare di mercato fra i partiti. Cambiare la legge, con uno sbarramento al 4 per cento, come si sostiene nel Pd, o al 5, come dice Silvio Berlusconi, risponde soltanto a ragioni di convenienza e di opportunità politica. Conviene certamente al Pd, che vede davanti a sé l'incubo di un'erosione dei consensi tale da mandare al naufragio lo stesso progetto 'democrat'. E conviene anche al Pdl e a Berlusconi, anche se, come vedremo, per motivi del tutto diversi rispetto a quelli del Pd.Naturalmente non conviene affatto alle forze uscite sconfitte alle elezioni politiche del 2008, cioè i partiti dell'ex Sinistra Arcobaleno. La sinistra antagonista sta vivendo un momento di eccezionale gravità e di profonda ristrutturazione, a partire dalla scissione di Rifondazione comunista attuata da Nichi Vendola. In queste condizioni lo sbarramento rappresenterebbe semplicemente la volontà politica di annichilire le forze esterne al Pd, e probabilmente la mortificazione di tutto quell'elettorato che mantiene un'idea critica rispetto alle società avanzate e all'economia di mercato.Altro che voto utile, come nell'aprile scorso. Si tratterebbe di rivolgersi con dolcezza alla sinistra ultrà e dire: noi vi facciamo fuori dalla politica, ma considerate che lo facciamo per il vostro bene, e per il bene del centrosinistra, delle prospettive riformiste. Quindi vi strangoliamo, ma senza cattiveria, con dolcezza, un'eutanasia benevola e compassionevole a cui non dovete dire di no.
Ora, a parte che se lo sbarramento fosse davvero al 5 per cento come indica Berlusconi potrebbe andare a rischio anche l'Udc di Casini (e qui appare palese la volontà berlusconiana di far male), e porterebbe inquietudine anche dentro l'Italia dei valori, sarebbe giusto sapere, in primo luogo, in quale sistema moderno si cambiano le regole del confronto quattro mesi prima del voto. Secondo punto: quali sono le ragioni autentiche che inducono Berlusconi a favorire l'accordo con il Pd? Non la crescita a destra di partiti o partitini alternativi al Pdl, che possono rappresentare una puntura di spillo ma non certamente un'alternativa. A quanto si capisce, piuttosto, il premier è reso inquieto dalla possibile implosione del partito di Veltroni. Ormai è diventato un politico a tutto tondo, conosce i meccanismi che presiedono alla vita dei partiti e all'esistenza delle coalizioni. Se effettivamente il Pd franasse, all'interno del Pdl si manifesterebbero spinte e controspinte ancora più forti di quelle attuali, che metterebbero del tutto a rischio la qualità, già scadente, dell'azione di governo.Quindi c'è un interesse convergente, fra Pdl e Pd, a riformare frettolosamente la formula elettorale. Ma almeno da parte dei Democratici, prima di prendere qualsiasi orientamento, si dovrebbe guardare a una strategia politica. E allora occorrerebbe prendere atto che il disegno fondato sulla 'vocazione maggioritaria' del Pd si è arenato. In sintesi: un'alternativa a Berlusconi è possibile soltanto allargando l'alleanza. Chiamatela Ulivo, chiamatela Unione, chiamiamola in un altro modo, la competitività della sinistra non può prescindere dall'aggregazione di culture e strutture politiche esterne al Pd, al centro e a sinistra. Sotto questa luce, lo sbarramento elettorale significherebbe l'azzeramento di qualsiasi potenzialità strategica; avrebbe ripercussioni inevitabili sulle amministrazioni locali, presterebbe il fianco all'idea di un contratto maledetto sottoscritto con Berlusconi. Viene voglia di dire al Pd: coraggio, fatela. Fate questa riforma squinternata e politicamente suicida. Poi andate a leggere una delle "leggi fondamentali della stupidità umana" descritte dallo storico Carlo M. Cipolla in un indimenticato libretto: lo stupido è colui che fa del male agli altri senza ricavarne un vantaggio, anzi, facendo del male anche a se stesso. Perfetto: avanti con lo sbarramento, Democratici.
30 gennaio 2009 - L'Espresso
di Edmondo Berselli
Si riaffaccia sulla scena politica il progetto di riforma della legge elettorale per il Parlamento europeo. Poi si inabissa, riappare, riscompare e si ripresenta. Se domani sparisce, dopodomani riapparirà. Strano: non c'è nessuna ragione strutturale, o 'sistemica', per riformare la legge. Non ci sono criteri di governabilità da rispettare. Al massimo si può pensare che fra sistemi elettorali in uno stesso paese dovrebbe esserci una somiglianza di fondo: ma è una ragione debole, soprattutto se invocata a quattro mesi di distanza dalla consultazione elettorale.Quindi, più che di scena politica in cui si ripresenta il fantasma della riforma, si dovrebbe parlare di mercato fra i partiti. Cambiare la legge, con uno sbarramento al 4 per cento, come si sostiene nel Pd, o al 5, come dice Silvio Berlusconi, risponde soltanto a ragioni di convenienza e di opportunità politica. Conviene certamente al Pd, che vede davanti a sé l'incubo di un'erosione dei consensi tale da mandare al naufragio lo stesso progetto 'democrat'. E conviene anche al Pdl e a Berlusconi, anche se, come vedremo, per motivi del tutto diversi rispetto a quelli del Pd.Naturalmente non conviene affatto alle forze uscite sconfitte alle elezioni politiche del 2008, cioè i partiti dell'ex Sinistra Arcobaleno. La sinistra antagonista sta vivendo un momento di eccezionale gravità e di profonda ristrutturazione, a partire dalla scissione di Rifondazione comunista attuata da Nichi Vendola. In queste condizioni lo sbarramento rappresenterebbe semplicemente la volontà politica di annichilire le forze esterne al Pd, e probabilmente la mortificazione di tutto quell'elettorato che mantiene un'idea critica rispetto alle società avanzate e all'economia di mercato.Altro che voto utile, come nell'aprile scorso. Si tratterebbe di rivolgersi con dolcezza alla sinistra ultrà e dire: noi vi facciamo fuori dalla politica, ma considerate che lo facciamo per il vostro bene, e per il bene del centrosinistra, delle prospettive riformiste. Quindi vi strangoliamo, ma senza cattiveria, con dolcezza, un'eutanasia benevola e compassionevole a cui non dovete dire di no.
Ora, a parte che se lo sbarramento fosse davvero al 5 per cento come indica Berlusconi potrebbe andare a rischio anche l'Udc di Casini (e qui appare palese la volontà berlusconiana di far male), e porterebbe inquietudine anche dentro l'Italia dei valori, sarebbe giusto sapere, in primo luogo, in quale sistema moderno si cambiano le regole del confronto quattro mesi prima del voto. Secondo punto: quali sono le ragioni autentiche che inducono Berlusconi a favorire l'accordo con il Pd? Non la crescita a destra di partiti o partitini alternativi al Pdl, che possono rappresentare una puntura di spillo ma non certamente un'alternativa. A quanto si capisce, piuttosto, il premier è reso inquieto dalla possibile implosione del partito di Veltroni. Ormai è diventato un politico a tutto tondo, conosce i meccanismi che presiedono alla vita dei partiti e all'esistenza delle coalizioni. Se effettivamente il Pd franasse, all'interno del Pdl si manifesterebbero spinte e controspinte ancora più forti di quelle attuali, che metterebbero del tutto a rischio la qualità, già scadente, dell'azione di governo.Quindi c'è un interesse convergente, fra Pdl e Pd, a riformare frettolosamente la formula elettorale. Ma almeno da parte dei Democratici, prima di prendere qualsiasi orientamento, si dovrebbe guardare a una strategia politica. E allora occorrerebbe prendere atto che il disegno fondato sulla 'vocazione maggioritaria' del Pd si è arenato. In sintesi: un'alternativa a Berlusconi è possibile soltanto allargando l'alleanza. Chiamatela Ulivo, chiamatela Unione, chiamiamola in un altro modo, la competitività della sinistra non può prescindere dall'aggregazione di culture e strutture politiche esterne al Pd, al centro e a sinistra. Sotto questa luce, lo sbarramento elettorale significherebbe l'azzeramento di qualsiasi potenzialità strategica; avrebbe ripercussioni inevitabili sulle amministrazioni locali, presterebbe il fianco all'idea di un contratto maledetto sottoscritto con Berlusconi. Viene voglia di dire al Pd: coraggio, fatela. Fate questa riforma squinternata e politicamente suicida. Poi andate a leggere una delle "leggi fondamentali della stupidità umana" descritte dallo storico Carlo M. Cipolla in un indimenticato libretto: lo stupido è colui che fa del male agli altri senza ricavarne un vantaggio, anzi, facendo del male anche a se stesso. Perfetto: avanti con lo sbarramento, Democratici.
30 gennaio 2009 - L'Espresso
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