martedì 10 febbraio 2009

Sono sciacalli

di Mariuccia Ciotta

Il silenzio di Eluana ha messo a tacere d'improvviso, alle 20,10, il feroce accanimento del governo sul suo corpo inerme. È stata Eluana a porre fine alla scomposta arroganza del «padrone della vita» pronto ad edificare su di lei un potere senza più limiti.
Eluana ha sottratto se stessa, la sua presenza fantasmatica, all'aula del senato che ieri inscenava lo spettacolo della «corsa contro la morte», come se si dovesse fermare il boia. Mentre in gioco era la sua dignità di persona.
Il suo esodo ne avrebbe richiesto un altro, la rinuncia a continuare una partita cinica fatta in suo nome. E invece il silenzio è durato un solo minuto, poi la rissa, le urla della maggioranza, il grido «assassini, assassini». Il governo passa all'incasso, attacca il capo dello stato, l'opposizione, la magistratura. Berlusconi fa sapere «con profondo dolore» che gli hanno impedito di «salvare una vita». La macchina tritacarne non si ferma e il disegno di legge, che esproprierà ognuno dal diritto di difesa contro l'invasività della politica nella sua sfera più intima, andrà avanti. L'opposizione che si apprestava ad andare divisa al voto, adesso è travolta da un esecutivo che pretende «nella memoria di Eluana», «perché il suo sacrificio non sia vano», di finire il lavoro. Neanche il Vaticano tace, «Che il Signore li perdoni», dopo aver alimentato il tifo tra chi ama e non ama, sostenuto l'operazione più strumentale di questo governo, esercitato una pressione sfrontata sulle istituzioni.
Il duetto del Pdl, «Non è morta, è stata ammazzata», e del papa, «È stato un delitto», risuona come un coro stonato, colonna sonora indecente sulle lacrime di Beppino Englaro, il padre che dice soltanto «Ho fatto tutto da solo, voglio finire da solo». E in questa solitudine vorremmo trovare un posto, essere lì con chi ancora considera l'umanità qualcosa da preservare, e che è fatta di affetti e di relazioni.
Preferiamo stare con lui, senza parole, e lasciare che gli sciacalli si accaniscano su un corpo di ragazza che non c'è più, inutilmente ancora crudeli, vittime di se stessi, mentre lei ci consegna un'eredità che nessuno potrà dissipare, l'idea della vita degna di essere vissuta.

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