INNSE, MACCHINA CHE GIRA SEMPRE
di Guglielmo Ragozzino
Un gruppo di lavoratori difende ciò che resta di una grande fabbrica, l'Innse, che dopo aver costruito tubi e Lambrette, auto e centrali siderurgiche, è destinata alla rottamazione
All'Innse, a Milano-Lambrate ci sono bandiere rosse fuori dalla porta, ma la porta non c'è più: forse per scoraggiare i senza casa di quell'area ormai priva di fabbriche. I lavoratori che proteggono la fabbrica dalle incursioni del padrone o dalle eventuali mosse del proprietario dell'area, si alternano, in un paio di locali e un'improvvisata cucina. Sono circondati dalla solidarietà di chi capisce come sia importante resistere. A loro volta aiutano i senza casa, privi di acqua e cibo. Alla Rsu mi indicano il portavoce. Gli chiedo chi sia il padrone. «La domanda è complicata. Il mio padrone si chiama Genta Silvano. Mi ha licenziato il 25 agosto. Dal 25 agosto noi siamo in mobilità. Genta Silvano è un commerciante che si occupa di macchine utensili usate. Non è un industriale, ma un rottamaio, chiamalo come vuoi. Tratta macchinario in disuso, ma le nostre macchine funzionano. Nel 2006, in febbraio il signor Genta compra Innse dall'amministrazione straordinaria. Paga 700mila euro, macchinari e lavoratori. In tutto 53 persone.
Solo 53, di tanti al tempo di Innocenti?
Innocenti Sant'Eustachio nel 1973 è passata a Italimpianti. I padroni non me li ricordo tutti, ma Italimpianti è passata ai tedeschi della Demag, da questi al gruppo Manzoni, finito in seguito in amministrazione straordinaria. E poi Genta. Era un'unica grande fabbrica, l'Innocenti. Nel '73 si scinde dall'auto e diventa Innocenti Sant'Eustachio; e di là rimangono le auto. Noi passiamo sotto l'Italimpianti, l'Iri in una parola.
Quanti eravate alla scissione?
Duemila, nel '73. Poi di tre in tre anni, casse integrazione in serie, con prepensionamenti. La gente che andava a casa era contenta, però così ci tagliavamo un pezzo alla volta. Ci sono stati dei prepensionamenti anche di dieci anni. Si pagavano i contributi e dopo dieci anni si andava in pensione. A scanso di equivoci era un lavoro vero, fino al 17 settembre del 2008, lavoro vero. Turbìne enormi...carri traversi di quattordici metri di lunghezza... e parliamo di tollerabilità di centimetri sulla linea traversa...
Avete ancora tecnici?
Come no! Come no! Nel gruppo che resiste ci sono tutti. Potremmo riprendere la produzione domani. Commesse ne abbiamo. Il vecchio direttore di produzione, attivo fino a pochi mesi fa, diceva che avevamo davanti 3 anni e mezzo di commesse. A volerlo fare. Le nostre sono lavorazioni meccaniche di grandi dimensioni; e il mercato per l'energia è in gran tiro.
Come ve lo spiegate questo attacco?
Il proprietario di tutta l'area si chiama Aedes, un'immobiliare in cattive acque. Se non viene ricapitalizzata rischia il fallimento. Non siamo proprio al centro, ma dentro questa area. Ci sono altri capannoni, abbandonati. Cosa vogliano farne non è chiaro. Nel piano regolatore del '98, vigente perché non è stato ancora modificato, si dice espressamente che finché c'è Innse, questa è area industriale. Il nostro capannone è di 25.000 metri quadri. Tutta l'area trecentomila, almeno. Si racconta che quando l'lnnse finì in un guaio perché si sbagliarono delle presse per Cassino - parliamo dell'89, non di ora - per colmare il buco di bilancio, la proprietà di allora decise di vendere il terreno, rimanendo in affitto. Poi l'amministrazione straordinaria e Genta che due anni fa, con la legge Prodi, compra il macchinario. Qui entra in scena l'immobiliare Aedes che dice: di lì ve ne dovete andare. E' chiaro che l'affare di Genta si unifica all'affare di Aedes e fanno un solo blocco contro di noi. In ogni caso dal 31 maggio al 17 settembre abbiamo lavorato, senza la copertura, visto che per Genta dovevamo chiudere l'attività. Noi abbiamo proseguito a lavorare fino a settembre.
E a chi avete venduto?
Venduto niente. Abbiamo lavorato. Abbiamo prodotto per 160 mila euro, occupandoci un po' di tutto, non solo della produzione. Compratori ce ne sono, per esempio Ormis. Il 31 maggio Genta dichiara cessata l'attività. Noi però continuiamo a lavorare perché abbiamo commesse di Ormis e di altri. Continuiamo a lavorare, finché in giugno Ormis si fa avanti e dice: «io sono interessato a comprare anche lo stabilimento». Ma fanno di tutto per farlo scappare: rovina i piani di Aedes e di Genta. Ormis vuoi comprare per proseguire l'attività, Genta vuol cessare il capannone per vendersi le macchine, Aedes vuole il capannone libero per fare la speculazione edilizia.
Per Aedes è meglio senza voi tra i piedi.
Nel '98 venne inserita la clausola dell'area industriale Innse. Il piano della zona prevedeva due fasi: fase uno e fase due. In mezzo la tangenziale. Di là si è fatta la fase uno e come puoi vedere sono palazzi orribili. Ci sono comitati di inquilini arrabbiati come belve. Qui poteva cominciare a costruire a condizione di accettare il piano regolatore con dentro il vincolo di Innse. Per cui gli affari di Aedes sull'area li ha già fatti, e ha accettato il vincolo; altrimenti l'accordo non sarebbe passato in consiglio comunale. Aedes nel '98 ha accettato il vincolo perché in cambio le si dava mano libera per costruire dall'altra parte della tangenziale, verso Milano. La fase uno oltre tutto non è ancora completata: di là sono rimasti dei vuoti dove non hanno costruito niente. E' chiaro che in un'area così hai un tot di spazio industriale, un tot di parchi. L'Innse ci può stare benissimo. La nostra offerta è ragionevole.
Avete fatto un'offerta?
Possiamo concentrare tutto nell'area dell'officina; tutto lo spazio che c'è intorno all'officina potrebbe tornare all'Aedes. Abbiamo anche proposto di ridimensionare il capannone. Siamo stati molto ragionevoli. Possiamo fare a meno di un'area che è tre volte l'officina, perché siamo ormai in 50, anche se Ormis dice che porterebbe a 150 il numero degli addetti. L'altro problema era il trasferimento. Ci dicevano: siete disposti a trasferirvi? Solo che c'è una gru da duecento tonnellate, c'è un tornio da 14 metri di diametro: spostarli 100 metri più in là non è una stupidata. Il trasferimento era una trovata per demolire l'Innse. Perciò noi ci siamo opposti. Si tratta di macchine che se non fanno due o tre anni di stabilizzazione non lavorano più al centesimo. Per cui la nostra proposta più seria era: portiamo tutti i servizi dentro e ragioniamo sul nostro capannone da 25 mila metri quadri. Ma spostarci, anche di 100 metri, no. Ci sono macchinari di grandi dimensioni: facevamo presse e anche macchine utensili. Non si distrugge una produzione industriale importante; neanche ce ne fossero, da buttare.
Mi potete indicare vostri lavori?
Bagnoli, Taranto, abbiamo fatto un impianto all'Orinoco, siderurgia in Cina, in America...La colata continua di Taranto, il laminatoio a freddo di Bagnoli sono nostri. I nostri tecnici hanno smontato Bagnoli per rimontarlo in Cina. I giunti di congiunzione del ponte di Danimarca, il ponte più lungo, li abbiamo fatti qui. Se si deve fare il ponte di Messina...eccoci... Ma era una battuta... Anche sull'acceleratore del Cern di Ginevra abbiamo messo le mani. L'Expo milanese del 2015 ci darebbe molto da lavorare...Come si entra in contatto con voi?Si entra. Siamo sempre aperti, facciamo tre turni, rispettando l'orario di lavoro che avevamo. Io faccio il turno normale, 8-17, ma il ciclo è continuo; ora siccome qui è sempre aperto e le notizie intorno a Innse girano, arrivano in molti qui con dei contributi e cibo e noi raccogliamo... Poi abbiamo iniziato a produrre ricordi, come spille, magliette...la solidarietà si è sviluppata spontaneamente. A mezzogiorno e alla sera organizziamo i pasti, il sindacato ci appoggia, soprattutto la Fiom Cgil ci viene dietro. E' venuto Rinaldini, è venuto Cremaschi, oggi c'era qui Durante...
Quando la polizia ha attaccato...
Il 27 settembre è il primo intervento della polizia. Poi ne fanno altri perché inizia un braccio di ferro tra noi e Genta. Lui che vuole prendere il macchinario e noi che vogliamo difenderlo, visto che nella Innse è l'unica cosa importante, oltre a noi lavoratori, naturalmente. Abbiamo fatto anche accordi con Genta, per separare il materiale finito e il macchinario: c'è differenza tra i mezzi di produzione e le merci lavorate. Per un periodo ha accettato di prendere le merci e lasciare le macchine. Poi ha rotto questo patto. «Io vengo dentro quando voglio e porto via quello che voglio», ha detto. A quel punto abbiamo risposto: allora no, non vendi più niente. Qui c'è stato il braccio di ferro più forte. La polizia, alle quattro e mezza del mattino - avevamo cominciato il presidio a mezzanotte - ha cominciato a far girare intorno le macchine, un'ora dopo è arrivato Genta, hanno bloccato tutte le strade della zona e l'hanno accompagnato dentro. Lo hanno fatto passare da un cantiere, non da una strada; alle cinque e mezza è entrato in fabbrica, con due camion. E' chiaro che la tensione era alta, perché se sei fuori e vedi il padrone che va dentro per spostare il macchinario cui hai affidato tutte le prospettive di rilancio... E' nato un patatrac e ci sono stati gli scontri. E' stato la settimana scorsa, martedì 10. Ne hanno parlato tutti i giornali. Anche voi ne avete parlato, anche se avete fatto un titolo piccolissimo. Ma già che voi siete abituati ai titoli così.
Questa volta ne faremo uno grande.
Niente. Abbiamo ottenuto, con gli scontri, una mediazione della polizia, per cui due di noi, uno della Fiom e un funzionario, hanno preso parte al sopraluogo. Erano presenti duecento poliziotti e carabinieri, di fronte a duecento manifestanti. Si sono fatti anche male: uno di noi ha preso una bastonata sulla testa e ha ancora il segno; un altro operaio ha preso uno scudo sulla faccia. Tutto perché Genta potesse entrare dentro con due camioncini a prendersi un carico di legname, il basamento di una macchina, un rottame, e un quadro elettrico. Ha utilizzato la forza pubblica contro gli operai per un materiale da poco e per un motivo ideologico. Quelli che criticano il nostro atteggiamento ideologico, a ben vedere ce l'hanno peggio di noi. Poi alle dieci e mezza Genta se ne è andato. Ci siamo fatti male per niente.
dal Manifesto del 3 marzo 2009
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento