venerdì 30 ottobre 2009

Sellerio e i suoi gioielli quarant' anni di memoria




Un unico grande libro, che comprende in sé molti generi, molti stili, epoche diverse, tenuti insieme da una connessione evidente: il modo di intendere il mestiere, o meglio la passione dell' editore. Eccola, la collezione speciale di titoli, significativamente battezzata "La rosa dei venti", che festeggia i quarant' anni della casa editrice Sellerio. enti opere da intendere come il Dna della casa editrice, l'indice delle "pietre miliari" di un tragitto avventuroso e sorprendente, da Bufalino a Piazzese, da Camilleri a Consolo, Tabucchi e Giménez-Bartlett, che annovera un nume tutelare straordinario: Leonardo Sciascia. E sembra qualcosa di più di una semplice coincidenza il fatto che i quarant' anni della Sellerio coincidano con i vent' anni dalla morte dello scrittore di Racalmuto. Una sorta di cortocircuito borgesiano, di fulminante incrocio di storie e destini: non per nulla, infatti, questa iniziativa editoriale, che partirà a luglio, verrà preceduta dalla riedizione de "Il procuratore della Giudea" di Anatole France, nella traduzione e con una nota di Leonardo Sciascia. Il testo avrà un' introduzione di Salvatore Silvano Nigro, consulente della casa editrice: «La scelta di questo testo - spiega Nigro, che insegna Letteratura italiana contemporanea alla Scuola Normale di Pisa - è dovuta non solo al fatto che Sciascia lo scelse e lo tradusse, ma anche perché si tratta di uno dei racconti più belli della letteratura mondiale. Non per nulla Joyce lo teneva sul comodino. È un libro che abbiamo a un certo momento dimenticato e che poi Sciascia ha riscoperto per la sua esemplarità. Nel mondo anglosassone e in quello francese infatti "Il procuratore della Giudea" è considerato una grande lezione di metodologia, in merito allo studio della Storia, e anche per questo motivo è molto amato dai logici. Anche se Sciascia ne ha spostato genialmente l'ottica, facendo di esso un vero e proprio manuale di scetticismo, in un momento in cui, in nome della verità, si facevano molti delitti. Tutto questo rientra nell' idea che aveva Sciascia di fare libri: trasferire il significato di un classico, per usarlo al fine di una battaglia di ordine civile. Non è dunque un caso che il libro di France inauguri questa nuova collana. Dentro, c'è tutto Sciascia». Come c'è tutto Sciascia anche nei titoli che daranno forma, alla stregua di un arcipelago letterario limitato ma ben saldo, alla collana "La rosa dei venti", uno dei tanti mondi possibili dentro alla foresta di pagine della Sellerio. Aggiunge Nigro: «Penso che la casa editrice abbia fatto la scelta giusta. Avrebbe potuto innalzare un monumento pubblicitario, come oggi si fa da più parti, e invece ha scelto qualcosa che rientra perfettamente nello spirito sciasciano. Ossia mettersi al servizio dei classici o degli scrittori dimenticati o scovare un nuovo talento. Se guardiamo a questa collezione speciale, tutto questo viene splendidamente fuori». I primi due titoli sono dello stesso Sciascia: "Atti relativi alla morte di Raymond Roussel" e "L'Affaire Moro". Si tratta di due opere fondamentali, che danno perfettamente l'idea dello Sciascia di quegli anni. «Non a torto - spiega Nigro - "L' Affaire" è stato definito un classico novecentesco della pamphlettistica civilmente impegnata. Il 4 novembre del 1978, Sciascia si era sfogato per lettera con Anna Maria Ortese: "Le sue domande sono anche le mie. E principalmente questa: che cosa è questo paese? Un paese, sembra, senza verità; un paese che non ha bisogno di scrittori, che non ha bisogno di intellettuali. Disperato". Un Paese in cui, quando usciva una nota di Sciascia sui giornali, o di Pasolini (sono gli autori che oggi ci mancano di più), il Palazzo tremava. Oggi non c'è uno scrittore che ne faccia almeno oscillare i vetri». Allineati accanto a questi due capolavori, troviamo il romanzo d' esordio di Gesualdo Bufalino, "Diceria dell' untore," e Retablo" di Vincenzo Consolo: la grande scoperta di Sciascia, da un lato, e dall' altra l'opera di un autore che, col "Sorriso dell' ignoto marinaio", aveva preso le mosse direttamente dal "Consiglio d' Egitto": «Nell'opera di Bufalino Sciascia scovò la reinvenzione liberty e funeraria della Montagna incantata di Thomas Mann, mentre in quella di Consolo la reinvenzione civile del barocco di Cervantes e di Bartoli, attraverso il Concerto barocco e Il secolo dei lumi di Alejo Carpentier". Dalla lista dei titoli della nuova collana di Sellerio si affaccia pure Maria Messina, da Sciascia rilanciata: «E non è un caso che nella nota di accompagnamento del romanzo, non firmata, l'autore di "Todo modo" faceva riferimento a una collana della casa editrice Sandron di Palermo e a Borgese, che aveva ideato la "Biblioteca Romantica" per Mondadori. Due modelli di cui Sciascia tenne conto: insomma, c'è una perfetta geometria, all' interno di questa collezione». Collezione che annovera anche "Carta bianca" di Lucarelli e "Notturno indiano" di Tabucchi. «Lucarelli significa l' attenzione, meglio dire la passione di Sciascia per il poliziesco: da qui anche la presenza, nella "Rosa dei venti", di Santo Piazzese, di Gianrico Carofiglio e della Alicia Giménez-Bartlett. In più occasioni, lo scrittore di Racalmuto, sia a proposito dell'editoria che della letteratura poliziesca, parlò di "hobby". Ecco, Sciascia, col suo hobby per i libri, si configura, nella storia dell' industria libraria, come uno dei tanti detective da lui amati. Si può di conseguenza assimilare il talento rabdomantico dell'editore alla vocazione indagatrice del giallista: un' indagine rivolta alla scoperta dei sommersi, o alla selezione di libri da rilanciare, da riattualizzare. C' è un altro aspetto importante: molti dei libri riproposti, per motivi commerciali, sono passati ai grandi editori. E allora in tal modo si fanno rientrare dentro alle proprie collane, i testi pubblicati e poi fuoriusciti (molti di questi titoli, infatti risultano sul sito della casa editrice "fuori catalogo", n. d. a.). Insomma, la casa editrice palermitana ha voluto rinsaldare una storia e il legame affettivo che la unisce ai suoi scrittori». Che non a caso, se si pensa all'idea che della letteratura aveva Sciascia, rispondono ai nomi di Luciano Canfora, di Adriano Sofri, dei quali verranno riproposti rispettivamente "La biblioteca scomparsa" e "Il nodo e il chiodo". A ben guardare, però, manca un libro nella lista: "Leonardo Sciascia scrittore editore ovvero La felicità di far libri", che Nigro curò nel 2003: una inspiegabile lacuna. «Certo, ora che molte cose sono più serene, questo testo dovrebbe tornare in libreria. Perché l' attività editoriale svolta da Sciascia presso la Sellerio, va letta, nell' insieme delle collane ideate e dei libri pubblicati, come un' opera collaterale alla sua attività di scrittore civilmente motivato. Anche perché, come disse lui stesso, senza quel lavoro, non avrebbe avuto senso la sua permanenza a Palermo. Tutto dunque ruota attorno a un libro assente, è curioso. Soprattutto se si pensa che negli ultimi vent'anni, l'immagine di Leonardo Sciascia è stata volutamente sbiadita. Non abbiamo assistito a una ripresa seria dell'autore. Se a un certo punto ci si rendesse conto che Sciascia non è morto, ma che è più vivo che mai, e se gli stessi studiosi lo considerassero vivo e non da dissezionare per usi accademici, le cose starebbero diversamente». "L'editore si è messo al servizio dei classici e degli autori dimenticati. Qualcosa che rientra nello spirito dello scrittore di Racalmuto".

Salvatore Ferlita

da Repubblica del 13 giugno 2009

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